Come già affermato nel mio articolo “Come organizzare un viaggio in Namibia” l’itinerario non è difficile da scegliere perché alla fine le tappe sono quasi sempre le stesse.
Le tappe essenziali infatti sono più o meno al centro del paese ( Windhoek / Sesriem / Swakopmund / Ethosha ) e quindi il nord e il sud sono visitabili entrambi con almeno 3 settimane in totale.
Noi avevamo sedici giorni pieni a disposizione e con questo tempo è stato subito chiaro che dovevamo rinunciare a una parte della Namibia. Abbiamo rinunciato al Sud ( comunque bellissimo a quanto ci hanno detto ) con il suo Fish River Canion e Luderitz, bellissima cittadina coloniale in stile tedesco.
Abbiamo quindi scelto di privilegiare il Nord: imperdibile per noi le Epupa Falls e il contatto con il popolo Himba.
il nostro itinerario in tappe
Primi giorni di viaggio: i meravigliosi deserti namibiani
Il nostro itinerario parte da Windhoek, la capitale. Cittadina di impronta coloniale tedesca, ricca di strutture ricettive e locali, ma onestamente, dal mio punto di vista, poco interessante da visitare. Noi non abbiamo comunque avuto il tempo, e l’ abbiamo utilizzata come base per partenza e ritorno.
Al nostro arrivo abbiamo ritirato l’auto a noleggio, ci siamo riposati dal 12 ore di viaggio e cenato in un ottimo ristorante vicino al nostro albergo. Vi consiglio vivamente questo locale molto particolare, che ci è piaciuto cosi tanto da tornarci anche la sera prima della ripartenza: è il Joe’s Beerhouse, informale, giovane, vivo e frizzante, dove potrete gustare ottime grigliate di carne autoctona ( kudu, antilope, zebra, orice ). Ottime birre e perfetto rapporto qualità prezzo, una media di 15 euro a testa.
In partenza per il deserto del Kalahari

Il giorno successivo sveglia presto, facciamo provviste ( soprattutto acqua, mi raccomando, al meno 5 litri a testa ) e partiamo verso la prima tappa del nostro viaggio on the road in Namibia: il deserto del Kalahari.
Ci aspettano circa tre ore di strada asfaltata ( per fortuna ), solo gli ultimi 30 km di deviazione per raggiungere il camping /lodge è un ottimo sterrato.
Arrivati al camping e posizionate le tende, mangiamo qualcosa con le nostre provviste al sacco e nel pomeriggio partiamo per un magnifico safari con guida nel deserto del Kalahari, organizzato proprio dal nostro camping.



Questo deserto è in parte arido e in parte steppico è in realtà enorme, é il più grande del mondo e si estende in Namibia ma soprattutto in Botswana.
E’ anche atipico perché qui si trovano alberelli e arbusti, grazie a una buona dose di fiumi che ogni tanto lo inondano.
E’ la terra dei Boscimani, che lo abitano da circa 20.000 anni, e vivono di caccia e delle risorse della terra. Noi abbiamo evitato di approcciare questo popolo con guide turistiche, ci sembrava poco rispettoso nei loro confronti e molto poco autentico. Ma se volete c’è la possibilità di conoscere meglio questo popolo, e ogni struttura può organizzarvi un incontro.
Il nostro consiglio:
Se preferite prenotare un tour online in autonomia potete scegliere la vostra esperienza migliore cliccando su questo link.

Il nostro safari è stato fantastico: salti con la jeep da un dunetta all’altra , e in questo deserto non sai mai cosa ti aspetta dietro ogni cespuglio o alberello! Noi siamo stati molto fortunati, abbiamo visto giraffe, orici, kudu, antilopi e..addirittura due bellissimi esemplari di rinoceronte bianco! E’ stato davvero emozionante, il primo vero approccio con la fauna africana.
A coronare il tutto un fantastico aperitivo al tramonto, organizzato dalla guida, che ci ha regalato immagini stupende, che mai dimenticheremo.
Sesriem e il suo canyon


Si riparte molto presto il terzo giorno per la seconda tappa verso Sesriem, dove soggiorneremo due notti.
Dobbiamo guidare per circa 4 ore su sterrato, ma il paesaggio è davvero bellissimo: altipiani di roccia multicolore mai visti. Arriviamo quindi al cancello del Sesriem park verso l’ora di pranzo, il tempo di mangiarci un panino e partiamo per la visita a un piccolo grande canyon, proprio vicino all’entrata del parco: il Sesriem Canyon.
Bellissima esperienza passeggiare fra le rocce alte 20-30 metri, e se arrivate al tramonto sarete in grado di fare foto stupende. In realtà non è grandissimo, si percorre in circa un’ora, ma assolutamente affascinante. Il resto della giornata lo impieghiamo nella visita della vicina Elim Dune difficile da scalare, ma se si riesce ad arrivare in cima si gode di uno dei punti panoramici al tramonto più belli di Sesriem.
Dopo una cena veloce al ristorante del nostro camping ce andiamo a nanna molto presto, visto che il giorno successivo ci aspetta sveglia prima dell’alba per visitare la perla del parco: il deserto del Sossusvlei!🔝💓🤩
Il deserto del Soussuvlei: i fantastici colori del silenzio

Onestamente non so se riuscirò a trovare le parole per descrivervi la bellezza del deserto del Sossusvlei. Con la luce dell’alba, fioca e dorata, brillano le dune di sabbia ambrata, e man mano che il sole si alza si incendiano in un colore arancio caldo e intenso, fino a dipingere un meraviglioso quadro con l’azzurro del cielo a contrasto. E’ un paesaggio bellissimo, intimo, maestoso, che mi ha commosso in tutto il suo meraviglioso silenzio.
Qui solo il vento del deserto ha il permesso urlare.

Per non perdervi niente di questa meraviglia cercate di pernottare all’interno del parco del Soussuvlei, per evitare le enormi file all’apertura. Prenotate con molto anticipo perché le strutture sono poche, oppure potete optare per il campeggio, come abbiamo fatto noi. L’importante è partire prestissimo la mattina, poco prima dell’alba, perché i paesaggi saranno davvero strepitosi!

Entrando nel parco al chilometro 45 non potrete non provare a scalare la famosa Duna 45, enorme duna a stella composta da sabbia millenaria, e dalla cui sommità si scorgono panorami pazzeschi!
Raggiungete poi il punto di parcheggio e prendete le navette ( costo circa 10 euro a persona, non vi addentrate anche se avete il fuoristrada, perché rischiate di insabbiarvi ) che vi permetteranno di raggiungere in circa dieci minuti di auto e una mezzora di cammino un paesaggio unico e suggestivo: il Deadvlei.



Questo luogo è incredibile, sconfinato, unico, il bianco del pan contrasta con il rosso delle dune che lo circondano e l’azzurro del cielo. Qui acacie millenarie e pietrificate creano un’atmosfera senza tempo, selvaggia, antica, silenziosa, dove i colori danzano in un quadro bellissimo e armonico. Davvero un’immagine meravigliosa, che mi porterò sempre nel cuore.
Verso L' Atlantico attraverso il deserto del Namib
Con ancora negli occhi la meraviglia del deserto del Sossusvlei, all’alba del quarto giorno partiamo per una nuova avventura: attraversare il deserto del Namib e raggiungere in circa 5 ore di sterrato la cittadina di Swakopmund, che si trova proprio sull’oceano Atlantico.
Il viaggio è lungo, ma la meraviglia del deserto che scorre dai finestrini dell’auto ci fa dimenticare il caldo e gli sbalzi dello sterrato. Ci fermiamo dopo un paio d’ore per un caffè a Solitaire, tappa d’obbligo per assaggiare la torta di mele del bar sulla strada. A dire il vero questa fermata è diventato un must per tutti coloro che passano di qui, e un’ottima strategia di marketing ha trasformato la sosta, comunque molto piacevole, in una tappa obbligata on the road. Molto caratteristiche le vecchie auto lasciate qui a insabbiarsi e a arrugginire, che conferiscono al tutto una intensa atmosfera vintage.


Si riparte e cambia il paesaggio: improvvisamente appaiono ai lati della strada chilometri di weltwischia, pianta tipica del luogo a forma di cespuglio aggrovigliato, talmente strano da invitarci a fermarsi per fare foto e vederle da vicino.

In circa un’ora poi abbiamo raggiunto il famoso cartello che segna il passaggio dal Tropico del Capricorno, e qui la foto è d’obbligo, ultima tappa prima di arrivare nel primo pomeriggio a Swakopmund, sulla ventossissima costa occidendale della Namibia.

Swakopmund e le dune sull'Oceano

Appena arrivati a Swakopmund nel primo pomeriggio prendiamo posto nel nostro B&B in centro, e ci rilassiamo con un po’ di sano shopping. Questa cittadina infatti è una delle poche in Namibia in cui è possibile acquistare qualche souvenir di qualità, dalle pietre preziose ai profumi, ai manufatti.
Ogni struttura alberghiera fornisce poi una serie di contatti per prenotare escursioni direttamente dal vostro hotel o da Walvis Bay, località vicina dove partono le mini crociere sull’Atlantico.
La caratterista del luogo è proprio una copiosa fauna marina, da avvistare con le varie crociere da Walvis Bay, e il fantastico paesaggio delle dune che si tuffano nell’oceano.
Noi abbiamo prenotato quest’ultima escursione, che includeva un divertentissimo jumping su e giù per le altissime dune con il suv ( non per i deboli di cuore ) e un ottimo pranzo a buffet proprio nel mezzo al deserto. Michael, la nostra guida, è stato fantastico, bravissimo e simpatico, gentile oltre che molto premuroso, e vi lascio il link della sua attività per prenotare anche online, la M.A.D. Travels & Tours, perché davvero avrete un ottimo servizio!

Destinazione Nord: quattro tappe on the road dalle rocce dello Spitzkoppe alle terre degli Himba, Namibia into the wild
Dopo due notti sull’oceano ripartiamo alla grande verso una serie di quattro tappe che ci porteranno nei territori più isolati e brulli della Namibia, oserei dire una sorta di “into the wild“. Non tutti i tour infatti comprendono questi percorsi, perché sono anche molto impegnativi per la guida. Allo sterrato comune si aggiungono infatti tratti di sabbiature pericolose e guado di fiumi, che anche se erano praticamente secchi, erano comunque difficili da gestire, anche con un fantastico fuoristrada come il nostro.
*Regione dell’ Erongo, e il magnifico complesso montuoso dello Spitzkoppe
*Damarland terra degli elefanti del deserto
*Kaokoland terra dei pastori HImba
*Epupa Falls le fantastiche cascate al confine con l’Angola.
Prima tappa: lo Spitzkoppe

Ci inoltriamo quindi nella regione dell’Erongo, e arriviamo al sito dello Spitzkoppe, complesso di montagne a forma di cono, detto anche il Cervino d’Africa. Troviamo un luogo fresco per consumare il nostro pranzo al sacco, e ci addentriamo nel parco, passeggiando su e giù sulle rocce meravigliose. L’atmosfera è fantastica: si respira un senso di antico e di magico. Queste rocce granitiche hanno pensate più di 700 milioni di anni. Non troverete un sentiero preciso, dovreste scalare per arrivare in cima a qualche picco, e il panorama è assicurato.
Nel tardo pomeriggio ci fermiamo per fare rifornimento e raggiungiamo il nostro campeggio nell’Erongo più isolato dopo circa un’ora e mezza di viaggio. La location è incredibile: piazzole lontane chilometri sia dalla reception sia fra loro. Acqua corrente ma non elettricità. OMANDUMA GUEST FARM, se amate l’avventura non vi perdete questo luogo: e dopo il barbecue spengete le torce, prendete le sedie e guardate le stelle nella savana più isolata. Le notti africane hanno cieli talmente pieni di stelle che sembrano spingersi e caderti addosso da un momento all’altro: meravigliose.
Seconda tappa: il Damaraland, fra natura e arte rupestre

Ripartiamo pieni di energia verso Nord, oggi ci aspettano 4 ore di sterrato prima di raggiungere il Damaraland. La strada è lunga ma molto interessante: riusciamo a fermarci più volte ai vari banchetti dove bambini e ragazzi vendono le famosissime pietre della zona. Questi sono di sicuro i souvenir più autentici! Molto bello anche l’ Herrero Craft Market, dove donne di etnia Herrero si lasciano volentieri fotografare con i loro coloratissimi abiti e cappelli, in cambio di qualche piccolo acquisto dei loro manufatti artigianali.

Arriviamo alla nostra Guest Farm più o meno all’ora di pranzo. Giusto il tempo per un pasto veloce con i nostri viveri e partiamo per un’escursione nel Damaraland con una guida bravissima e molto preparata, in un safari che ci impegna tutto il pomeriggio. Eccezionali incontri ravvicinati con la fauna del luogo , giraffe, antilopi, struzzi, che si rinfrescano sotto le tipiche fronde della savana. Qui le vegetazione è più rigogliosa rispetto ad altre zone, grazie alle frequenti esondazioni del fiume.


Ma il piatto forte arriva quando dopo circa due ore di safari incontriamo finalmente i fantastici elefanti di fiume: che emozione vederli camminare vicino a noi, prendersi cura dei piccoli, muovere le enormi orecchie e rinfrescarsi con la proboscide!


Non avremmo mai voluto tornare alla Guest Haus, troppo bello e troppo intenso questo contatto ravvicinato con gli animali del Damarland! Non vi perdete questa escursione, la potete prenotare in ogni struttura in cui alloggerete!
Terza tappa verso nord: la terra degli Himba
Il giorno successivo ci alziamo molto presto, il caldo si fa già sentire, e dopo l’interessante visita guidata ai graffiti sulle rocce del vicino Twyfelfontein ( potete prenotare in autonomia, circa 15€ a persona ), siamo partiti verso Opuwo, cittadina a ridosso delle terre degli Himba.

Opuwo non è certo interessante da visitare, è solo un ottimo punto di rifornimento, in cui sostare per almeno una notte, prima di proseguire verso nord, verso la terre delle tribù Himba.

Il Kaokoland è un paesaggio ai confini del mondo, fatto di steppa e piccoli arbusti. Gli Himba sono un antica etnia tuttora ancorata alle proprie tradizioni: sono la tribù del popolo “rosso”, il colore della loro pelle cosparsa di una tinta fatta con burro, ocra, spezie e resine profumate. Questa specie di crema permette loro di difendersi dal caldo e dal sole, dagli insetti e ha anche connotazione estetica. Questo è un popolo che vive di pastorizia, lontano anni luce da tutto ciò che è attuale e che ancora porta avanti in modo autentico la propria identità.

Nel totale rispetto di tale identità ci siamo rifiutati di unirci alle escursioni con guida che ogni giorno portano i turisti in villaggi, in cui i membri appaiono come burattini ammaestrati, che danzano per compiacere i paganti. Io la penso così, ma se siete interessati alla visita organizzata non dovete far altro che prenotarla sul posto, tramite la vostra struttura ricettiva.
Abbiamo deciso di comprare viveri, grano, zucchero e visitare in autonomia un vero villaggio Himba sulla strada verso l’Angola. Senza essere attesi, e con il rischio di non essere accolti. Ma i capi villaggio ci hanno fatto entrare, permesso di fare foto con i bambini, di parlare con le donne a gesti, e abbiamo ricevuto, commossi, in regalo i loro sorrisi di gratitudine.
Quarta tappa verso Nord: Epupa Falls, al confine con l'Angola

La strada che ci porta al confine con l’Angola, estremo nord, è non solo sterrata, ma anche lunga ( quasi 3 ore ) e molto impegnativa, ( numerosi fiumiciattoli da guadare ). Se avete intenzione di percorrerla state molto attenti alle buche e ai dossi improvvisi. In realtà ne è valsa la pena in ogni singolo tratto! Territorio impervio e steppico per la maggior parte, si trasforma man mano che si raggiunge il fiume Cunene, da cui nascono appunto le cascate.

Giganteschi baobab ci accolgono prima di arrivare al vero e proprio confine, che si apre a noi come una vera fantastica oasi.

Qui il verde del fiume spicca fra rocce rosse e nere, e il getto dell’acqua si divide nel canyon con forza e vitalità. Questo luogo è semplicemente meraviglioso. Palme, cespugli e baobab contornano il paesaggio, in uno spettacolare quadro naturalistico.

E’ d’obbligo il trekking fattibile anche in autonomia, che costeggia il fiume, non è necessario grande allenamento, basta fare attenzione e avere buone scarpe da trekking. Al percorso si accede direttamente dalla strada, vicino ai maggiori campeggi. La vista è assolutamente ammaliante. Difficile arrivare, ma senza dubbio un valore aggiunto al viaggio.

Verso l'Etosha National Park
Dopo la visita alle cascate e una notte in un bellissimo campeggio con le palme proprio sul fiume, si riparte per una tappa importantissima del nostro viaggio: l’Ethosha National Park. Per raggiungerlo dobbiamo fare una sosta tecnica intermedia, e pernottare a Kamanjab, visto che ci sono circa 8 ore di viaggio su sterrato, improponibile in una sola giornata.

L’Ethosha è il parco dove in Namibia si può avvistare una incredibile varietà di animali. Noi siamo stati molto fortunati, abbiamo visto tutti i Big five e molto, molto di più.
La caratteristica del parco sono proprio le pozze d’acqua, alcune naturali alcune artificiali, a cui si avvicinano gli animali per abbeverarsi nella stagione secca.

L’altra caratteristica è il silenzio totale: auto parcheggiate a dovuta distanza, divieto assoluto di parola, si sentono solo gli zoccoli degli animali sul suolo e i clik delle macchine fotografiche. Fantastica atmosfera, dove si riconoscono tutte le gerarchie del mondo animale. E anche le convivenze possibili. I leoni, attenzione, temono gli elefanti e i rinoceronti. Le giraffe e gli altri animali temono i leoni. Il leopardo è molto timido e schivo.

Le antilopi convivono con orici, kudu, gazzelle e giraffe, e sono stupende con i loro occhioni neri e l’eleganza dei movimenti.
Se preferite prenotare un tour guidato dell’Etosha potete scegliere la vostra esperienza e prenotare a questo link.

Gli elefanti sono di gran lunga i più simpatici: si muovono in continuazione, giocano con i piccoli, si schizzano fra loro e si tuffano allegramente nelle pozze con tutta la loro poca agilità. Si rotolano nella sabbia, si fissano l’un l’altro, si abbracciano con le proboscidi…sono davvero eccezionali!❤️🤣


Le zebre e le giraffe sono di gran lunga le più socievoli: vi attraverseranno la strada senza problemi e non si sposteranno se vi avvicinate per fare fotografie. Ma mi raccomando: vietato uscire dall’auto!
Vi consiglio di pernottare all’interno del parco, per evitare le enormi file all’entrata ogni mattina. Per la vastità del pan sarà necessario soggiornare almeno due notti in due zone diverse. Noi abbiamo dormito in due campeggi statali:
–Okaukuejo a sud
–Halali al centro
Non vi aspettate grandi cose da questi campeggi, anche i lodge sono di medio spessore. Hanno però il grosso vantaggio di essere dentro il parco e offrono pozze d’acqua proprio all’interno le strutture, visitabili anche in notturna con brevi passeggiate, grazie a illuminazione artificiale: non vi perdete per niente al mondo questa fantastica esperienza!😍😍😍
Ultima tappa prima della partenza: i ghepardi
Dopo due notti e due giorni nell’Etosha, la mattina smontiamo le tende, e ripartiamo per l’ultimo safari che ci prende quasi tutta la mattinata.
Un light lunch presso il Lodge di Namutomi, a est del parco, e partiamo sulla via del ritorno verso Windhoek.
Decidiamo di fermarci e pernottare a Otijwarongo, che dista circa tre ore di strada.
Il giorno successivo, al mattino, ci organizziamo un safari con guida presso il CHEETAH CONSERVATION FUND, un parco dove vengono allevati e salvati i ghepardi feriti o con problemi fisici, allo scopo di reinserirli nell’ambiente. E’ un’oasi di tranquillità, qui i ragazzi che studiano i ghepardi lavorano ogni giorno per cercare di dare una seconda occasione a questa razza che in Namibia è in via di estinzione.

Qui è possibile vederli da vicino nelle loro routine quotidiane, dall’allattamento dei cuccioli, al pasto, alla corsa sfrenata! Bellissimi nel loro manto maculato e con il loro sguardo fiero!
A malincuore lasciamo il parco nel primo pomeriggio, ci aspettano ancora due ore e mezza di strada per arrivare all’ultima destinazione del nostro viaggio: Windhoek.
Ultima cena e ultima notte in Africa prima della partenza: sapevamo che sarebbe arrivato questo momento, ma non sapevamo con quanta tristezza avremmo ripreso il nostro aereo…tuttora ci consola il ricordo di un viaggio faticoso ma stupendo, le nostre foto e… una gran voglia di ritornare!! La mia Namibia, un sogno diventato realtà!

Ti è piaciuto il post sulla Namibia?
Articolo aggiornato a Luglio 2026.
Articolo non sponsorizzato. NO ADV
*Questo articolo contiene link affiliati*


Ciao, la prima tappa del vostro viaggio è stata il deserto del kahalari, dove avete alloggiato? Il lodge ha organizzato il safari? Mi daresti qualche consiglio? Grazie
Jacopo